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Recensioni

 

 

 

Hanno scritto di lui (estratti):

 

 

“… Un’ispirazione poetica che scorre libera, le parole ed i pensieri si allacciano, si provocano, reciprocamente si stimolano in uno scorrere talvolta impetuoso… Per Tanzj conta di più il libero flusso delle immagini che il ritmo ortodosso dei versi. La musa è lo slancio vitale, maestro è l’occidente di oggi”

 

                                                                                    Stanislao Nievo (Prefazione a Oltre)

 

 

 

“Tanzj affida il suo discorso ad una tastiera che accumula parole e suoni di matrice diversa, a cominciare dalla cultura poetica e musicale underground, il blues, la musica negra, insomma quella cultura alternativa in cui, negli anni 70, la poesia ha ritrovato nuovi spazi di fruizione soprattutto nelle fasce giovanili e da cui l’autore è stato segnato nel tempo della sua formazione”

 

                                                                    Sebastiano Martelli (prefazione all'antologia Spazio Totale)

 

 

 

“La poesia di Francesco Paolo Tanzj è certamente poesia-riflesso di temi e sentimenti di quei tempi di frustrazione e di ribellione… ma è anche poesia con una componente semantico-generazionale ricca di significati complessi e di elementi e di varianti e di lezione, che pochi hanno saputo far propri e che col tempo si è maturata fino a raggiungere toni e risvolti di ricca umanità”

 

                                                                                      Sabino d’Acunto

 

 

 

“Francesco Paolo Tanzj deve avere una doppia menzione speciale: per il ritmo del suo discorso così originale e per la sua meravigliosa fiducia nelle voci altrui”

 

                                                              Maria Luisa Spaziani (Prefazione all'antologia Ad alta voce)

 

 

 

“Nei versi di Tanzj scorre un campionario di volti, luoghi e destini, difficili da cancellare; l’autore non lo fa con l’occhio disincantato dello storico, ma con lo sguardo complice del testimone-poeta, riuscendo a trasmettere uno struggente rimpianto verso ciò che sarebbe potuto essere e non è stato”

 

                                                                         Luigi Amendola (Prefazione a Grande Orchestra Jazz)

 

 

 

“La Poesia di Tanzj sta tutta nel passato, nella memoria. Gli empiti cerativi, lir5ici ed estetici hanno concesso spazio al ragionamento, alla riflessione, alla progettazione esauritasi nell’esse est percipi di George Berkeley”

 

                                                                                       Vincenzo Rossi

 

 

 

“Cantore della dimensione indefinita delle mozioni, della tristezza, dei dubbi, dei sogni, di luoghi incantati, di smarrimenti e di angosce sottili, Tanzj sente forte in sé la speranza della rinascita, cerca un mondo nuovo, più giusto, in linea con i sogni dei poeti, un mondo sereno che desideriamo in molti, ma che la violenza soffoca ogni giorno di più”

 

                                                                                      Gioconda Marinelli

 

 

 

“Il suo linguaggio, personale, post-moderno, ricercato nei richiami classici e ai miti della contemporaneità, per molti versi innovativo nel ricercato connubio con le moderne sperimentazioni musicali e multimediali, in una parola di un’attualità preponderante e mai modellato alle esigenze formali, si impone ad una lettura che impegna per temi e valori propugnati, che lasciano solchi profondi nelle coscienze abbrutite e malvagie dell’uomo del terzo millennio”

 

                                                                                             Ida Di Ianni

 

 

 

“… Egli suggerisce pienamente il senso di una nuova scoperta, affidata a paesaggi esteriori, ma soprattutto interiori, che le parole, in un’architettura sempre più consapevole, hanno il compito di scandire, di sussurrare e di gridare, in un empito esistenziale, carico di umana partecipazione al mistero del mondo”

 

                                                                                     Francesco D’Episcopo

 

 

 

“Tanzj non è soltanto Kerouac, è anche Pasolini e Pavese (si pensi alla prosa poetica e a certe immagini di Lavorare stanca. Tanzj è anche Omero, è mare di Grecia, costa siciliana, è vite e ulivi… Sono le cose non vissute che si volevano vivere, gli errori da rifare, i tentativi di unità nel senso orientale del termine – il ricongiungersi con tutto il resto dell’universo – e nel senso occidentale di abbraccio fisico al resto dell’umanità, in una uguaglianza finalmente riconquistata”

 

                                                                                         Giovanni Petta

 

 

 

“E’ la parola quotidiana che, nella sua opera, si nutre di spazio e di tempo, di pause, di suono: da ciò nasce una poesia vera, nella strumentazione del reale e dell’immaginario, nonché nella contestazione pacata o vivace… lasciando spazio ad una personale forma di lirismo che a momenti si irrobustisce di una intensa passionalità”

 

                                                                                             Dante Cerilli

 

 

"L’eleganza della forma in questo brillante romanzo del Tanzj viene proposta con aristocratico distacco, una occasione che affianca la sapiente scrittura ad una disperata dignità esistenziale, palesemente sinuosa nella fantasia, in una variazione continua, vogliosa di esprimersi  e confessarsi, ed in una soluzione originale che egli  conclude modulando musicalmente le incertezze o le conquiste dei suoi tre personaggi.

Non c’è artificio letterario in queste pagine, né uno sfrenato sperimentalismo intellettuale.

L’impasto originale si arricchisce a mano a mano di fermenti genuini ed assolutamente credibili, rinviando alle certezze singolari che si istituiscono tra i personaggi e la storia, sfociando infine in un repertorio narrativo degno di un autore con la A maiuscola."

 

                                                     Antonio Spagnuolo (Presentazione a Napoli de Un paradiso triste)

 

 

 

"Ecco, sta tutta qui la differenza tra lo scrivere sulla scuola o nella scuola: chi ci è passato una volta, scrive di/sulla scuola con la sua distinta preparazione specifica e scrive un trattato comunque degno di attenzione; un professore ci sta dentro, ci vive a lungo, gli capita anche una volta l’anno una storia come quella che Tanzj racconta in questo suo Paradiso Triste, e quindi scrive di/nella scuola con impegno che è partecipazione e comunicazione di sentimenti."

 

                                                          Giuseppe Napolitano (Presentazione ad Agnone de Un paradiso triste)

 

 

 

   "Si crede comunque che il motivo principale per il quale la “lettura” della contemporeneità offerta da Tanzj nelle scorrevoli e coinvolgenti pagine del suo romanzo risulta, ad un tempo, immediata e profonda, consiste nel fatto che essa è focalizzata su un segmento nodale, su un ganglo vitale della società odierna: il mondo della scuola. Un “circo senza fine”, come lo definisce l’Autore, che costituisce, a livello individuale, il luogo in cui, incomparabilmente più che in altri, si presentano occasioni di scambio, opportunità per scoperte, per contatti umani; a livello collettivo, un grande laboratorio, una potente lente attraverso la quale analizzare in profondità i mutamenti sociali: un’analisi che potrebbe fornire (qualche) spiegazione ai (tanti) “ossimori”, alle tante stridenti contraddizioni, che costellano l’esistenza dell’uomo e, forse, contribuire a rendere meno “terribile” l’incipit di “Anna Karenina” riportato da Tanzj in esergo."

 

                                                              Giorgio Palmieri (Presentazione a Campobasso de Un paradiso triste)

 

 

 

 

"Un romanzo, prima prova del genere per Tanzj, già autore celebrato di quattro raccolte di poesie, di un saggio romanzato, di un cd poetico-video-musicale e promotore di readings nazionali di poesia contemporanea, che si colloca stabilmente fra i romanzi di formazione di ultima generazione e che si contraddistingue per un registro linguistico fortemente aderente al vissuto e alle aspirazioni dei personaggi e per un sapiente scavo interiore, che scandaglia lucidamente situazioni che fotografano realisticamente ogni professore, ogni adolescente ed ogni madre di oggi, impegnati dalla società in stereotipi, che tuttavia si rivelano non appartenere loro del tutto e che generano invece in chi, come i protagonisti, alza la testa e si ascolta da dentro frustrazione, delusione, amarezza del limite ma anche attesa del domani, in una tensione interiore, che muove all’azione ma “unidirezionale” ma – nelle riflessioni finali del professor Ferri, in cui non fatichiamo a riconoscere le magnifiche idealità del nostro Autore – “può anche diventare un agitarsi a vuoto e senza senso”.

 

                                                                Ida Di Ianni (Presentazione ad Isernia de Un paradiso triste)

 

      "Francesco Paolo Tanzj detesta i libri di argomento scolastico (lo ha dichiarato lui stesso!); mal sopporta le ironie sui professori così come pullulano nei libri che ricompattano questo ormai consolidato genere letterario (e che vanno dai romanzi del pur bravo Domenico Starnone a quelli del mediocre e ripetitivo Marco Lodoli); teme che la saturazione al riguardo porti all’enfatizzazione e alla ghettizzazione di questioni altrimenti tragicamente serie riducendole in un’ottica di lettura che con la scuola non ha più nulla a che vedere (come dimostra il passaggio dal romanzo La collega tatuata di Margherita Oggero alla serie televisiva “Provaci ancora, prof!”, fiction dal taglio melenso e qualunquista in un ambito per famiglie di buona volontà  che salta tutti i problemi a piè pari per distendersi in una dimensione conciliatoria valida per tutte le stagioni e per tutte le situazioni possibili). I libri (e i film) sulla scuola rendono di solito alla scuola un pessimo servizio. Eppure…, eppure ne ha scritto (apparentemente) uno. Che però si tratti di qualcosa diverso lo si può notare fin dalla prima pagina del testo..."

                                                  Giuseppe Panella (Storia contemporanea n°1 - Retroguardia2 WordPress.com)

 

 

 

"Il romanzo, a più voci, mentre si inserisce nel contesto di una letteratura giovanile dai toni forti e senza retorica, risentendo della contemporanea produzione cinematografica e multimediale, assume caratteri di personale originalità per il tributo di amore e devozione allo “spirito filosofico”, che, comunque, attraversa ed anima il mondo, conferendo ad esso una prospettiva pluridimensionale di intimo e intenso impatto, oltre che riflessivo, emotivo e poetico".

 

                                                  Francesco D’Episcopo (Motivazione per il primo premio Histonium 2008)

 

 

    "Si tratta di un romanzo molto particolare: Francesco Paolo Tanzj traccia, quasi nasconde, nelle righe dei capitoli, il cammino dell’uomo verso la propria piena realizzazione, ed evidenzia la sua interpretazione della vita umana e la sua visione dell’uomo. Il lettore attento non può non notare come la sequenza dei fatti venga continuamente illuminata da riflessioni disposte in ordinata sequenza logica, costituendo un discorso lineare opportunamente disseminato tra gli eventi. Si snodano così, perfettamente integrati, due itinerari: quello essenziale fatto di storie e di esperienze, di attimi diversi, di personaggi diversi, e quello del pensiero che unisce il tutto, pur lasciandolo diversificato, e lo compone in una ricapitolazione unitaria ove gli stessi personaggi si trasformano in figure fenomenologiche di un’unica realtà spirituale e fisica".

                                                                          Egidio Cappello (Un paradiso triste - Presentazione a Venafro)

 

 

    "L’abilità narrativa di Francesco Paolo Tanzj sta nel tratteggio delle tre voci e nella ricostruzione dettagliata e reale delle loro vite, confuse e precarie, delle elucubrazioni notturne (magistrale il percorso nell’animo di Giulio nel capitolo La Notte che cesura le due parti del romanzo), degli incontri casuali, delle strade percorse, del traffico, delle linde casette borghesi che nascondono tragici fallimenti coniugali (o presunti tali)... La forza del romanzo sta nell’essere nato dalle esperienze di una  vita e nell’essere diventato l’ emblema di tutte le vite, giacché “la pagina ha il suo bene quando c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli” ( Calvino)".

                                                                Ida Cimmino (In Misure critiche numeri 1 e 2 - 2008/2009)

 

 

     "E' un romanzo che potremmo definire filosofico-esistenziale, ambientato nella scuola, fatto per così dire occasionale, perchè i messaggi e le emozioni che trasmette dipendono dalle vicende e dal disagio esistenziale dei personaggi e dallo scavo psicologico che in loro fa l'autore"

                                                                                         Amerigo Iannacone

 

 

    "Questo lavoro poetico di  Francesco Paolo Tanzj ci ribalta in una nuova (altra) dimensione, una possibilità (suggerimento) di salvezza che la scoperta di molti segreti della terra sembrava avesse allontanato per sempre, omologando sempre più, una vita tesa “alla velocità delle cose”, con irreparabili danni alla dimenticata armonia del creato... Le parole girano intorno alla poesia come i petali colorati ruotano intorno alla corolla, per la costruzione di un nuovo fiore che si nutre di cuore e terra, dentro un giardino spontaneo che ha sapore di selvatico e splendore di pura semplice incontaminata magia".

                                                          Rodolfo Coccia (Prefazione a Oltre i confini-Beyond Boundaries)

 

 

 

    "Un itinerario poetico attraverso i miti, i rituali e gli stilemi dell'esperienza novecentesca. Passati al vaglio (e al travaglio) della ricerca interiore, senza mai indulgere in cedimenti nostalgici. Una cultura alternativa di cui l'autore si compiace - e di cui si appropria - per farne i "mattoni2 del proprio edificio letterario e della propria architettura linguistica. Rivelando al lettore la prospettica evocativa e affascinante che assumono gli eventi quando - sottratti al vissuto estraniante dell'esperienza quotidiana - vengono trasfigurati nella dimensione atemporale della poesia".

                                                          Francesco D'Episcopo (Motivazione per il Premio Giuseppe Jovine)

 

 

    "E’ un canzoniere complesso, ricco di tensioni, sfaccettature, di memorie ed utopie, di parole evocatrici, di sussurri e grida, questo di Francesco Paolo Tanzj. E l’universo che queste poesie descrivono ed evocano, è un mondo complesso ed articolato, vasto come la vita, riconoscibile nella sua fisicità, nei sentimenti che agita, nel sapore di storia che trasuda... Perché al fondo del dire di Tanzj, oltre alla ricerca del bene, c’è una ricerca inesausta della felicità, quella riposta nella dolcezza e nella bellezza delle cose, con la consapevolezza che il mondo in cui viviamo appartiene agli uomini e ad essi offre la gioia, oltre che le ragioni del vivere".

                                                                Giorgio Patrizi (Prefazione a L'oceano ingordo dei pensieri)

 

 

     "Intravedere nelle pagine poetiche di Francesco Paolo Tanzj una dimensione parallela che si è composta su più binari sollecita una analisi destinata a mettere in luce il contrastante rapporto tra intellettualismo cerebrale e nevrotico - teso ad un eccesso di esternazione, da relazionare ad una riflessione che sedime-nta suggestioni culturali raccolte con vorace frequentazione - e il lirismo che sembra progressivamente svilupparsi come un’isola, come un miraggio di salvezza, come un sogno nel disperato crastino calembours. Ecco: nei singoli componimenti di Tanzj si ravvisa un originale sistema di tratte ferroviarie percorse dall’autore nella coincidenza tra vita e sfida poetica, onesta sfida al quotidiano, seria dimensione da reading creativo dove l’improvviso settecentesco è disceso nel confronto demo – cratico e nell’aspirazione utopica all’uguaglianza che rompe gli schemi e offre la sua prodiga nobiltà umanistica".

                                                         Giulio de Jorio Frisari (Postfazione a L'oceano ingordo dei pensieri)

 

 

 

"Ma è da pensare, invece, che Francesco Paolo sia proprio quello che era, un convinto pensatore che scrive in versi, una specie di filosofo poetante (non è stato definito così anche Leopardi?). Ciò non è detto per sminuire il valore della sua poesia, per togliere slancio al lirismo che pure in certi momenti connota il suo dirsi e lo spinge a vestirsi di forme più elevate, rarefatte. Prevale comunque la scrittura densa, la struttura vasta, la versificazione a strati, l’esposizione articolata e sinuosa che si fa spesso assertiva più che propositiva, tipica del temperamento, dell’intento pedagogico al quale l’autore sembra non sappia rinunciare, non vuole, non può".

Giuseppe Napolitano (L'oceano ingordo dei pensieri - Presentazione a Formia)

 

 

 

"La voce di Francesco Paolo Tanzj è particolarmente squillante nel coro della poesia italiana di questi tempi. Possiede un timbro personalissimo, di natura visionaria ed esplosiva, con un verso libero, ipermetrico, galoppante, in linea con lo spirito ribelle da cui è animata. Per certi aspetti le ascendenze potrebbero sembrare campaniane (mi riferisco alla rêverie, alla visione fantasmagorica che la contraddistingue), ma occorre avvertire che qui gli orizzonti non sono propriamente orfici, intendendo con l'aggettivo una poetica squisitamente contemplativa e onirica. No, questo canto fa piuttosto pensare al vitalismo dirompente delle avanguardie storiche (futurismo in prima fila), depurato tuttavia di ogni elogio o esaltazione del mondo tecnologico; reo, secondo l'autore (ma siamo in molti a pensarlo), di avere esautorato il dominio della natura e della vita. Il dinamismo da cui questa poesia è animata, allora, non fa che evocare la diacronia del creato, l'élan vital, il flusso incessante dell'energia universale. Un dinamismo cosmico che non fa riferimento agli artifici tecnologici, bensì alla motilità misteriosa dell'Essere. Una poesia pertanto immersa nel mistero. Da qui l'aspetto semioracolare del verso, scritto di getto e senza eccessive preoccupazioni formali. O meglio, con l'unica preoccupazione formale di assecondare l'impulso creativo".

Franco Campegiani (L'oceano ingordo dei pensieri - Presentazione a Roma - Libreria Rinascita)

 

 

"Osserviamolo, allora - ce lo consente la trasparenza delle acque - il fondo di questo Oceano ingordo dei pensieri: vedremo i coralli dell’utopia saldamente ancorati alle rocce, splendenti nelle loro forme e colori, continuamente scossi da correnti, ora fredde ora più temperate, ma fermi, sicuri della loro resistenza, pronti - appunto - al rinnovamento.È questo l’altro punto di riferimento: la rinascita che spunta dalle ceneri della distruzione per opera della risoluta opposizione di una speranza che non vuole morire. Il versificare di Francesco Paolo Tanzj è fuori da ogni schema: la disposizione stessa delle parole sulla pagina non ubbidisce ad altro che alla spinta liberatoria suscitata dall’impellente desiderio di contrastare lo stesso caos, facendo unicamente ricorso ad una visione diversa della realtà".

Sandro Angelucci (L'oceano ingordo dei pensieri - Presentazione a Roma - Libreria Rinascita)

 

 

"Potremmo spingerci a sostenere che se un libro non apre un nuovo squarcio sul 'come' sia la vita, tutto sommato  può non valere la pena leggerlo. E dunque rivivere storie 'vere', sempre inevitabilmente tempestate dall’ignoto, l’ostacolo, il dubbio. Ma oggi, nel cosmo del pubblicato, sono pochissimi i libri nei quali il tempo, lo spazio, le emozioni e le sensazioni riescano a condensarsi, indelebilmente macchiando la carta. La complessa architettura del romanzo, i tre io narranti, l’intreccio superlativamente orchestrato delle tre vite che si intessono, sembra trovare il proprio centro di gravità a scuola ('paradiso triste' che, dimenticando il nozionismo, si fa interprete di una 'morale'  la cui antitesi risiede nel modello consumistico della società dell’oggi) e nei luoghi di una generazione che ha ripudiato il passato, senza però trovare l’equilibrio adatto per modellare un futuro tangibilmente alternativo, che ha prodotto ragazzi tendenti ad un autolesionismo esistenziale. La grandezza del romanzo risiede nell’essere nato dalle esperienze della quotidianità e nell’essere divenuto emblema di tutte le vite. I personaggi, sia i tre principali che i minori, si fanno interpreti di un’umanità 'che resta invischiata nella parte triste del paradiso'. D’altronde, citando Calvino, “'a pagina ha il suo bene quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli'".

 

Maria Francesca Capuano (Un paradiso triste - Presentazione a Giugliano di Napoli - Liceo Scientifico De Caro)

 

 

"La raccolta si presenta come una 'narrazione autobiografica', ma essa è un magma incandescente di eventi che si susseguono con un ritmo asimmetrico, a volte vertiginoso, altre volte lento, contemplativo, riflessivo. Ne viene fuori un testo a forti tinte esistenzialistiche; le esperienze vissute, nella loro densità ed intensità, come esperienze di vita vissuta a specchio, sia pure deformato, della nostra società... Dai racconti viene fuori l'uomo, nella sua autenticità, nella sua ansia di liberazione, ma anche groviglio delle sue angosce, della sua disperazione, nel suo brancolare nell'indeterminatezza dell' Apeiron. Ma, insieme, in filigrana, vediamo, come un sottile e impercettibile 'fil rouge' quell'inesauribile Principio-Speranza, quella metafisica di un mondo migliore che, anche nelle persone più derelitte, più colpite dalle frecce della sfortuna, rimane un fuoco acceso, una scintilla, un desiderio virtuale".

 

Pasquale Falasca (L'uomo che ascoltava le 500. Tredici racconti e un'invettiva)

 

 

 

 

 

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Critica, recensioni, articoli, interviste, citazioni:

 

 

-         M.L. Spaziani – Ad Alta Voce – Ed. ENNE – Campobasso 1992 – pag.11

-         S. Martelli – Spazio Totale – Tracce – Pescara 1994 – pag. 13

-         S. Martelli, G. Faralli – Letteratura delle Regioni d’Italia: Molise – Ed. La Scuola – Brescia 1994 – pag. 57

-         S. Nievo – Oltre – Libro Italiano – Ragusa 1995 – pag. 9/11

-         C. Monti – I Limoni – Caramanica Editore – Minturno 1995 – pag. 150

-         S. d’Acunto – L’Eco dell’Alto Molise – ottobre 1995 – pag. 5

-         L. Amendola – Grande Orchestra Jazz – tracce – Pescara 1996 – pag. 7/8

-         M. Vaglio – I Limoni – Caramanica Editore – Minturno 1996 – pag. 143

-         V. Rossi – Amore e fedeltà alla parola – Il Ponte Italo-americano – New York 1996 pag. 300/304

-         C. Di Frenna – Il Denaro – Napoli  - 25 gennaio 1997 – pag. 46

-         P. Perilli – Melodie della terra – Crocetti Editore – Milano 1997 – pag. 550

-         G. Marinelli – Pagine Lepine – giugno 1998 – pag. 29

-         B. Bertolini – Molisani – Ed. Enne – Campobasso 1998 – pag. 342/343

-         P. Perilli – Elogio della Provincia – Stango Editore – Roma 1999 – pag. 5/14

-         D. Cerilli – Dal pensiero ai segni – Bastogi Editore – Foggia 1999 – pag. 30/33

-         R. Coccia – La Provincia – Frosinone – 2 gennaio 2000 - pag. 30

-         D. Lanciano – Oggi Nuovo Molise – Campobasso - 20 gennaio 2000 – pag 8

-         A. Carano – Il quotidiano del Molise – Isernia – 7 aprile 2000 – pag 10

-         G. Marinelli – Il Mattino – Napoli – 20 aprile 2000 – pag. 17

-         A. M. Liberatore – Roma – Napoli – 27 maggio 2000 – pag. 11

-         M. Minieri – Il cittadino canadese – Montreal - 14 giugno 2000 – pag 9

-         D. Cerilli – Pagine lepine – Frosinone - settembre 2000 – pag. 20

-         P. Giannubilo – Il quotidiano del Molise – Campobasso - 1 ottobre 2000 – pag. 3

-         P. Perilli – Per dove non sono stato mai – Stango Editore – Roma 2002 – pag. 5/9

-         I. Di Ianni – AltroMolise – Venafro – 6 settembre 2002

-         F. D’Episcopo – AltroMolise – Venafro – 19 settembre 2002

-         G. Petta – Il Tempo Molise – Campobasso – 21 settembre 2002 – pag. 29

 

(in aggiornamento)